Cinque anni di impegno tra diritti, istituzioni e ascolto. Dalla collaborazione tra i Difensori civici regionali alle conferenze internazionali in Italia, un percorso che ha rafforzato le relazioni e la visibilità della Difesa civica italiana nel mondo.
Con la conclusione del mandato di Difensore civico della Regione Lazio, il 20 ottobre 2026, si chiude anche la mia esperienza alla guida del Coordinamento Nazionale dei Difensori Civici delle Regioni e delle Province Autonome Italiane, un incarico che ho vissuto con responsabilità, passione e profondo senso delle istituzioni.
Sono stati cinque anni intensi, caratterizzati dall’impegno quotidiano per la tutela dei diritti dei cittadini, dal confronto con le istituzioni e dalla volontà di rafforzare il ruolo della Difesa civica, tanto a livello regionale quanto nel panorama nazionale e internazionale.
Un percorso che mi ha consentito di conoscere da vicino tante realtà territoriali, condividere esperienze, affrontare criticità e costruire relazioni umane e istituzionali che considero uno dei risultati più preziosi di questa esperienza.
Il mio primo e più sentito ringraziamento va a tutte le colleghe e a tutti i colleghi Difensori civici, a coloro che hanno condiviso con me questo cammino e a quelli che ho avuto il piacere di conoscere nel corso degli anni. A chi ha ricoperto questi incarichi prima di noi, a chi li svolge oggi e a chi continuerà a farlo in futuro, rivolgo la mia gratitudine per il confronto, la collaborazione e la disponibilità dimostrati.
Abbiamo condiviso una missione comune: dare voce a chi spesso fatica a essere ascoltato, intervenire laddove emergono difficoltà nel rapporto tra cittadini e istituzioni e promuovere una Pubblica Amministrazione sempre più accessibile, trasparente e vicina alle persone.
Una difesa civica italiana sempre più protagonista a livello internazionale
Uno degli aspetti ai quali tengo maggiormente è il percorso compiuto per dare alla Difesa civica italiana maggiore visibilità e riconoscimento in ambito internazionale. Un lavoro costruito nel tempo, attraverso relazioni, partecipazione ai network internazionali, confronto con gli Ombudsman di numerosi Paesi e un impegno costante per portare l’esperienza italiana nei luoghi in cui si discute del futuro della tutela dei diritti e delle istituzioni di garanzia.
Un impegno che ha trovato nelle conferenze internazionali organizzate in Italia una delle sue espressioni più significative. Dietro ogni appuntamento ci sono stati mesi di lavoro, contatti istituzionali, organizzazione, incontri preparatori e tante difficoltà da superare. Un lavoro spesso silenzioso, che richiede dedizione e capacità di fare squadra, ma che permette di costruire opportunità di confronto e collaborazione destinate a durare nel tempo.
L’ultima, in ordine di tempo, è stata la Conferenza Internazionale degli Ombudsman Roma 2026, svoltasi il 28 e 29 maggio presso la Camera dei Deputati, dopo gli appuntamenti istituzionali che hanno accompagnato le delegazioni internazionali nella Capitale. Un evento di grande rilievo, con circa 280 partecipanti, rappresentanti di istituzioni di garanzia provenienti da diversi Paesi, esperti e studiosi, dedicato alle nuove sfide della democrazia, alla tutela dei diritti fondamentali, alla trasparenza amministrativa e all’impatto dell’innovazione tecnologica.
Un’esperienza arricchita dall’incontro con Papa Leone XIV e dal confronto con autorevoli rappresentanti delle istituzioni europee e internazionali. Roma ha offerto alla comunità degli Ombudsman uno spazio di dialogo e cooperazione, contribuendo a rafforzare la presenza e la considerazione della Difesa civica italiana nel contesto internazionale. <Cite refs={[“turn485884search3″,”turn485884search6″,”turn485884search7”]}/>
Di quella conferenza porto con me non soltanto la soddisfazione per il risultato raggiunto, ma soprattutto la consapevolezza della fatica necessaria per trasformare un progetto in una realtà concreta. Organizzare eventi di questa portata significa assumersi responsabilità, coinvolgere istituzioni diverse, superare ostacoli e credere in un obiettivo anche quando il risultato non è ancora visibile.
È stato un lavoro di squadra, reso possibile anche grazie alle persone e alle istituzioni che hanno creduto nel progetto e alla collaborazione di tanti colleghi. A tutti loro va il mio ringraziamento.
La crescita della dimensione internazionale della Difesa civica italiana rappresenta un patrimonio da custodire e sviluppare. Il confronto con gli altri Paesi dimostra che, pur nella diversità degli ordinamenti, esiste un principio condiviso: le istituzioni devono essere in grado di ascoltare le persone, correggere le disfunzioni amministrative e garantire una tutela effettiva dei diritti.
Questo riconoscimento internazionale costituisce un punto di partenza, non un traguardo definitivo. Resta aperta la sfida di rafforzare anche in Italia il sistema della Difesa civica, promuovendo una maggiore collaborazione tra i livelli regionali e nazionali e sostenendo il percorso verso un più compiuto riconoscimento istituzionale.
I diritti, l’ascolto e le persone al centro
In questi anni ho creduto nella necessità di rafforzare la collaborazione tra i diversi uffici regionali, promuovere il dialogo con il Parlamento e le istituzioni nazionali e consolidare le relazioni con gli organismi impegnati nella trasparenza, nella legalità e nella tutela dei cittadini.
La Difesa civica non si esaurisce nelle norme, nelle procedure o negli atti amministrativi. Vive soprattutto nella capacità di ascoltare, comprendere i problemi e cercare soluzioni concrete attraverso il dialogo e la persuasione, senza rinunciare alla fermezza quando sono in gioco i diritti delle persone.
Un ringraziamento particolare va anche a tutte le persone incontrate in questo percorso: rappresentanti delle istituzioni, amministratori, funzionari, associazioni e cittadini che, con le loro segnalazioni e le loro storie, hanno ricordato ogni giorno il significato più autentico del nostro impegno.
Lascio questi incarichi con la consapevolezza che molto resta ancora da fare per garantire a tutti un’effettiva tutela dei propri diritti e per rendere la Difesa civica una presenza sempre più forte e riconoscibile nel sistema istituzionale italiano. Lascio, però, anche con la convinzione che il lavoro condiviso abbia contribuito a costruire relazioni, esperienze e strumenti sui quali continuare a investire.
Le istituzioni cambiano, gli incarichi terminano, ma i valori che li hanno ispirati continuano a vivere attraverso l’impegno di chi crede nella legalità, nella trasparenza, nell’equità e nella dignità di ogni persona.
A tutte le colleghe e a tutti i colleghi va il mio grazie più sincero: per il lavoro svolto insieme, per i momenti di confronto, per le difficoltà affrontate e per le occasioni nelle quali abbiamo dimostrato che fare rete significa rendere più forte la tutela dei cittadini.
Termina un incarico, non termina la convinzione che mi ha accompagnato fin dal primo giorno: la difesa civica ha senso quando riesce a trasformare l’ascolto in risposte, i diritti in opportunità concrete e la distanza dalle istituzioni in fiducia.
È stato un onore condividere questo percorso con voi. Grazie a tutti per averne fatto parte.
Marino Fardelli