Nelle scorse settimane il Giudice Zoran Pašalić, Protettore dei Cittadini della Repubblica di Serbia, ha partecipato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Pari Opportunità, ad un incontro sul tema della lotta alla tratta di essere umane e gravi forme di sfruttamento. L’incontro è stata reso possibile, nell’ottica della cooperazione internazionale Italia-Serbia dal Presidente dei Difensori Civici italiani il Dott. Marino Fardelli.
L’intervista che segue approfondisce le principali sfide della Repubblica di Serbia nella lotta alla tratta di esseri umani e nelle forme gravi di sfruttamento, il ruolo della cooperazione internazionale, il contributo delle istituzioni italiane e le aspettative per la prossima Conferenza Internazionale degli Ombudsman, che si terrà a Roma il 28 e 29 maggio 2026.
1. Quali sono attualmente le principali sfide che la Serbia affronta nella lotta contro la tratta di esseri umani e le forme gravi di sfruttamento?
Nonostante i progressi visibili degli ultimi anni, le sfide nella lotta contro la tratta di esseri umani restano gravi e complesse. I dati del Secondo Rapporto del Relatore Nazionale lo dimostrano chiaramente: sono state emesse 30 raccomandazioni alle autorità competenti e agli stakeholder del settore per migliorare la situazione.
È particolarmente preoccupante il fatto che i bambini rappresentino ancora la metà di tutte le vittime identificate. Si è inoltre registrato un aumento dei cittadini stranieri individuati come vittime di tratta nella Repubblica di Serbia.
La struttura dello sfruttamento è cambiata: l’esplotazione sessuale non è più la forma dominante come fino al 2023; negli ultimi due anni è quasi alla pari con lo sfruttamento lavorativo e l’accattonaggio forzato. Per il terzo anno consecutivo, è aumentato il numero di vittime identificate per sfruttamento lavorativo, tra cui cittadini serbi e stranieri.
Un’ulteriore sfida riguarda l’alto numero di segnalazioni ricevute dal Centro per la Protezione delle Vittime della Tratta, che riflette sia la crescente fiducia nel sistema sia l’ampiezza del problema. Rimane centrale il miglioramento dell’identificazione precoce delle vittime nei settori del lavoro, della sanità e dell’istruzione, così come l’applicazione più coerente degli standard e delle procedure esistenti.
Attualmente è in corso l’iter per l’adozione della Legge sulla prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e sulla protezione delle vittime, che regolerà in maniera sistematica quest’area per la prima volta nella Repubblica di Serbia.
2. Come può la cooperazione con le istituzioni italiane contribuire a rafforzare i meccanismi di protezione in questo campo?
La cooperazione con le istituzioni italiane può avere un valore concreto e pratico per il sistema di protezione delle vittime nella Repubblica di Serbia. Uno degli aspetti chiave è lo scambio di informazioni e il supporto in casi che coinvolgono vittime o presunte vittime, soprattutto quando si tratta di cittadini di uno Stato presenti nel territorio dell’altro.
Con l’aumento dello sfruttamento lavorativo e la presenza di cittadini stranieri tra le vittime, la cooperazione transfrontaliera diventa sempre più importante. Essa permette inoltre lo scambio di buone pratiche nella protezione dei diritti delle vittime, lo sviluppo di politiche preventive e il rafforzamento delle capacità istituzionali, nel rispetto delle competenze nazionali.
3. Durante l’incontro a Roma, sono state aperte diverse possibilità di cooperazione: quali priorità operative ritiene più importanti nei prossimi mesi?
Nei prossimi mesi la priorità dovrebbe essere l’istituzione di canali funzionali e operativi di cooperazione, più che un semplice dialogo formale. È fondamentale potenziare lo scambio di informazioni in casi concreti che coinvolgono vittime e presunte vittime, in particolare con elementi transfrontalieri.
La seconda priorità riguarda lo scambio di esperienze nell’identificazione delle vittime di sfruttamento lavorativo e di accattonaggio forzato, forme di sfruttamento in crescita in Serbia. Un passo operativo significativo può essere la valutazione congiunta delle procedure di referral, protezione e supporto delle vittime, oltre all’organizzazione di scambi professionali e incontri tematici tra le istituzioni coinvolte.
4. L’istituzione del Difensore Civico italiano non ha competenze dirette in materia di tratta: come valuta il contributo che può offrire come facilitatore istituzionale?
Sebbene l’Ombudsman italiano non abbia competenze esecutive dirette, il suo ruolo di intermediario e facilitatore istituzionale è estremamente importante. Come istituzione indipendente, l’Ombudsman può creare spazi di dialogo, connettere stakeholder diversi e favorire lo scambio di esperienze al di fuori di rigidi schemi gerarchici.
Lo scambio di buone pratiche nell’ambito della tutela dei diritti delle vittime e il rafforzamento del ruolo del Relatore Nazionale sulla tratta sono particolarmente rilevanti. Questo dialogo contribuisce a comprendere meglio le sfide sistemiche, rafforza la funzione preventiva delle istituzioni indipendenti e supporta la cooperazione istituzionale a lungo termine tra Serbia e Italia.
5. In vista della Conferenza Internazionale degli Ombudsman del 28–29 maggio 2026, quali sono le aspettative del Protettore dei Cittadini della Repubblica di Serbia?
Ci aspettiamo che la conferenza fornisca uno spazio di scambio sostanziale e dialogo aperto sul ruolo delle istituzioni indipendenti nella protezione dei diritti umani, compresa la lotta alla tratta. Per il Protettore dei Cittadini, sarà un’opportunità per presentare i risultati del lavoro del Relatore Nazionale, incluse analisi, dati concreti e raccomandazioni, e per apprendere dalle esperienze degli altri paesi.
La conferenza contribuirà a rafforzare le reti di cooperazione internazionale, a migliorare la comprensione delle sfide transfrontaliere e a confermare il ruolo di ombudsman e relatori nazionali come attori chiave nella prevenzione, monitoraggio e protezione dei diritti delle vittime. L’obiettivo finale è che questa cooperazione produca un impatto concreto e duraturo nella pratica.
“Accogliere l’esperienza internazionale di colleghi come il Protettore dei Cittadini della Repubblica di Serbia arricchisce il nostro lavoro e rafforza la missione della Difesa Civica in Italia. Lo scambio di buone pratiche, la condivisione di esperienze concrete e la cooperazione transnazionale sono strumenti fondamentali per proteggere i diritti dei cittadini, contrastare fenomeni gravi come la tratta di esseri umani e consolidare la fiducia nelle istituzioni. Continueremo a promuovere un dialogo costante tra istituzioni indipendenti, perché una difesa civica forte è la base per una società più giusta, sicura e partecipativa.” – ha dichiariato il Dott. Marino Fardelli, Difensore Civico della Regione Lazio e Presidente del Coordinamento Nazionale dei Difensori Civici Italiani.