La difesa civica svolge ogni giorno un ruolo concreto di tutela dei diritti dei cittadini, spesso intervenendo in situazioni di particolare fragilità e urgenza. Non sempre questi interventi finiscono sotto i riflettori, ma quando accade emerge con chiarezza il valore di questa istituzione: ascoltare, mediare con le amministrazioni pubbliche e contribuire a sbloccare situazioni che rischiano di rimanere ferme per mesi.

È quanto racconta una storia pubblicata sul Corriere Fiorentino del 4 marzo 2026, a firma del giornalista Tommaso Giani. Il protagonista è Krish (nome di fantasia), un cittadino straniero gravemente malato che attendeva da tempo un intervento neurochirurgico più volte rinviato all’ospedale di Careggi. Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, un semplice consiglio – scrivere al Difensore Civico – ha cambiato il corso degli eventi.

L’intervento della Difensora civica della Regione Toscana, Avv. Lucia Annibali, ha consentito di riattivare il dialogo con la struttura sanitaria e di sbloccare una situazione che appariva senza soluzione, permettendo al paziente di arrivare finalmente all’intervento necessario.

Questa vicenda rappresenta un esempio concreto di come la difesa civica possa diventare un punto di riferimento reale per i cittadini, soprattutto nei momenti in cui la burocrazia o le difficoltà organizzative rischiano di compromettere diritti fondamentali come quello alla salute.

Di seguito proponiamo in versione integrale l’articolo pubblicato dal Corriere Fiorentino il 4 marzo 2026 a cura di Tommaso Giani.

«Ma perché non provi a scrivere una mail al difensore civico?». Quando una mia amica assistente sociale mi ha dato questo consiglio confesso di essere caduto dalle nuvole. Non sapevo di cosa si trattasse. Non sapevo nemmeno che esistesse, questo sportello pubblico e gratuito in aiuto dei cittadini impelagati nei ritardi di prestazioni sanitarie calendarizzate e poi posticipate all’ultimo momento più e più volte. E non avevo troppa fiducia. Ma visto che non avevo niente da perdere ho aperto comunque la casella di posta e ho scritto al difensore civico, proprio come l’assistente sociale mi aveva suggerito. Ho scritto non a nome mio ma a nome di Krish (nome di fantasia), un mio amico indiano che ho conosciuto per essere stato suo compagno di disavventura al dormitorio di

Santa Croce sull’Arno un paio d’anni fa e per essere rimasto a stretto contatto con lui anche nel cohousing per persone senza casa dove abita attualmente. Krish ha un tumore al cervello in fase di recidiva, dopo un primo intervento chirurgico effettuato all’ospedale di Careggi due anni fa. La recidiva gli ha procurato come effetti collaterali alcune crisi epilettiche e un peggioramento colossale della vista, tant’è che in questo momento Krish è praticamente cieco. Per quattro volte negli ultimi mesi il reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Careggi gli aveva calendarizzato un nuovo intervento alla testa, ma ogni volta alla vigilia dell’intervento arrivava beffarda la telefonata di disdetta: «Purtroppo ci sono arrivati altri casi più urgenti, dobbiamo rimandare a data da destinarsi». Abbiamo provato, io e Krish, anche a recarci al pronto soccorso, per provare ad accelerare la presa in carico del mio amico sofferente in attesa dell’intervento: abbiamo ottenuto un’altra data e un’altra speranza, e una settimana più tardi un’altra disdetta. Ho ripercorso questa vicenda nella mail al difensore civico, allegando i dati di Krish e l’ultimo referto del pronto soccorso. Ho aspettato meno di 24 ore, e poi sul display del telefono mi è comparsa una chiamata in entrata con prefisso 055: mi ha salutato una voce femminile dicendomi che stavo parlando con il difensore civico. «Non è la prima volta che ci capita di occuparci di un paziente in attesa di intervento al reparto neurochirurgia di Careggi. Sono medici molto bravi che a causa della loro buona fama ricevono pazienti in arrivo anche da molto lontano, e quindi si crea un effetto imbuto. Ma voi non disperate. Io ora chiamerò l’Ufficio relazioni col pubblico dell’ospedale, e vedrà che la pratica del suo amico si sbloccherà». Sarà stato un caso, o forse no. Fatto sta che dopo una manciata di giorni dal reparto neurochirurgia è arrivata un’altra data per l’operazione di Krish: e stavolta non c’è stata nessuna disdetta del giorno prima. Ieri Krish ha fatto il prericovero, accompagnato da due suoi amici indiani, che come lui abitano a Fucecchio e da tempo si sono presi a cuore questo connazionale ammalato, dimostrando un grande cuore nel venirlo a prendere ogni giorno per portarlo (soprattutto ora che è cieco) mano nella mano fino alla loro abitazione per mangiare insieme e farlo stare in compagnia. Mentre sto scrivendo questo racconto Krish dovrebbe trovarsi sotto i ferri: noi amici (italiani e indiani) incrociamo le dita, sperando che l’intervento vada bene e che il nostro eroe malcapitato (arrivato tre anni fa in Italia dopo aver percorso a piedi tutta la penisola balcanica) riesca a recuperare almeno in parte la vista e a vincere la battaglia contro il tumore. La partita è aperta e il risultato ancora in bilico. Noi però che vogliamo bene a Krish possiamo già da ora darci il cinque con un minimo di soddisfazione, per essere riusciti a far arrivare il nostro amico all’appuntamento con i medici in grado di salvargli la vita, grazie a un bel gioco di squadra e grazie a un match winner a sorpresa: il difensore civico.

 

Fonte: PressReader – ricerca articoli “difensore civico”