Guido Giusti: “Difendere i cittadini oggi significa presidiare anche lo spazio digitale”
La trasformazione digitale ha ampliato le opportunità, ma ha anche moltiplicato vulnerabilità e rischi per cittadini e istituzioni. Le truffe digitali non sono più episodi occasionali, ma un fenomeno strutturale che mina non solo il patrimonio individuale, ma anche la fiducia collettiva nei servizi pubblici, nei sistemi informativi dello Stato e nei canali ufficiali attraverso cui si esercitano diritti e doveri.
Per questo motivo l’Avv. Guido Giusti, Difensore civico della Regione Emilia-Romagna, presenta nella nostra rubrica nazionale il suo nuovo volume “Truffe digitali. Strumenti di tutela per cittadini e istituzioni”, realizzato nell’ambito del Progetto Educazione Civica Digitale.
Si tratta di un lavoro di grande valore divulgativo, che il Coordinamento Nazionale dei Difensori Civici Italiani ritiene importante valorizzare, anche in ambito europeo, per favorire la massima diffusione delle informazioni e delle buone pratiche utili alla tutela civica nello spazio digitale contemporaneo.
Il libro non si limita a descrivere tecniche o modalità di frode: è un testo che interpreta la truffa digitale come una patologia della relazione tra cittadini e istituzioni, proponendo strumenti di consapevolezza e autodifesa civica adatti al nostro tempo.
Ecco l’intervista integrale all’Avv. Guido Giusti:
1) Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro e quali sono i temi principali che vuoi affrontare?
Ho scritto questo volume partendo dalla lunga esperienza maturata nella professione forense e nell’attività istituzionale. La truffa non è più un incidente di percorso, ma una componente strutturale della nostra vita connessa. Il crimine si è “industrializzato”: non siamo più di fronte al truffatore solitario, ma a organizzazioni che utilizzano tecnologie avanzate e processi scalabili. Il cuore del libro ruota attorno a un concetto semplice: l’anello debole della sicurezza non è il computer, ma l’essere umano. Per questo non ho scritto un manuale tecnico, ma un percorso per “patchare” il sistema operativo umano, lavorando sulla nostra psicologia, sulle emozioni e sull’attenzione.
2) Quali sono, secondo te, le minacce più insidiose per cittadini e istituzioni nel mondo digitale di oggi?
Quelle che definisco di mimesi istituzionale. Il pericolo maggiore non è l’hacker che forza un conto con un codice complesso, ma il criminale che si veste con i panni dell’autorità. Le truffe più pericolose sono quelle che imitano alla perfezione le comunicazioni dell’INPS, dell’Agenzia delle Entrate, delle banche o delle forze dell’ordine. Questo tipo di frode colpisce la fiducia che il cittadino ripone nello Stato e nei servizi essenziali. È un vulnus nel patto sociale, prima ancora che una perdita economica.
3) Puoi condividere un esempio concreto che aiuti a comprendere meglio il fenomeno?
Nel libro racconto un caso sempre più diffuso: il Caller ID Spoofing. Immaginate di ricevere una telefonata. Sul display compare il nome della vostra banca o di una istituzione pubblica, magari lo stesso numero che avete in rubrica. Dall’altra parte, però, non c’è un funzionario, ma un truffatore che, con il pretesto di un attacco informatico in corso, vi convince a riferirgli dati personali, password o addirittura a trasferire i risparmi. È un episodio emblematico, perché dimostra che i nostri sensi non sono più sufficienti a garantire la verità.
4) Quali strumenti di tutela e prevenzione suggerisci nel libro?
Prima di tutto un cambio di impostazione mentale. Le truffe digitali prosperano sull’urgenza artificiale:
– “il conto sta per essere bloccato”,
– “il pacco è in giacenza”,
– “la multa scade oggi”.
Il mio consiglio è: fermarsi. Se c’è urgenza, quasi sempre c’è inganno. La prevenzione passa per la verifica asincrona:
– riagganciare e richiamare noi il numero ufficiale,
– non cliccare sul link dell’SMS, ma aprire l’app dell’ente o della banca.
La prudenza non è sfiducia: è autodifesa civica.
5) Nel libro affronti anche il tema dell’Intelligenza Artificiale. Quali scenari vedi?
L’IA generativa potenzierà l’attacco, ma sarà anche indispensabile per la difesa. Avremo bisogno di algoritmi “difensivi” capaci di intercettare in tempo reale i segnali di frode. Sul piano giuridico, invece, auspico il passaggio da una tutela solo riparatoria a una tutela preventiva, integrata nei servizi stessi, by design.
In un tempo in cui l’inganno assume l’aspetto dell’autorità e le frodi parlano il linguaggio dello Stato, il volume di Guido Giusti rappresenta un contributo di grande rilevanza per la tutela dei diritti digitali.
Difendere i cittadini, oggi, significa difendere anche lo spazio digitale in cui esercitano i loro diritti, costruire cultura, promuovere consapevolezza e rafforzare la fiducia nelle istituzioni.
Come Coordinamento Nazionale dei Difensori Civici Italiani, riteniamo che questo lavoro meriti la massima diffusione a internazionale perché una società più informata è una società più libera, più sicura e più capace di riconoscere il valore della tutela civica