Prosegue il ciclo di interviste “Voci in ascolto”, con cui il Coordinamento Nazionale dei Difensori Civici intende far conoscere da vicino le esperienze, i valori e le sfide quotidiane dei Difensori Civici attivi nelle Regioni e Province Autonome italiane.

L’Avv. Marco Enrico, Difensore Civico della Regione Sardegna, ci racconta il recente incontro nazionale svoltosi ad Alghero e il ruolo che la sua Regione svolge all’interno del Coordinamento.

Qual è stato il principale tema trattato durante l’iniziativa di Alghero e quale contributo ha portato la Sardegna al Coordinamento Nazionale?

«L’iniziativa di Alghero, tenutasi nel giugno scorso, ha segnato un momento importante per il Coordinamento. Da un lato, è stata l’occasione per affrontare una tematica giuridica delicata come il silenzio della Pubblica Amministrazione; dall’altro, un momento di confronto aperto tra i Difensori Civici regionali.
Un punto particolarmente significativo è stato il dibattito sull’ipotesi di intervento del Difensore Civico dopo l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. Inoltre, siamo orgogliosi che la Sardegna abbia ospitato per la prima volta il Coordinamento nazionale: un traguardo di grande valore simbolico e istituzionale.»

Com’è nato e come si è sviluppato l’evento di Alghero? Quali obiettivi si volevano raggiungere?

«L’idea è nata alla fine della scorsa estate, in accordo con il Coordinatore nazionale Marino Fardelli. Abbiamo pensato di organizzare ad Alghero un Coordinamento e un convegno dal titolo “La Difesa civica tra accesso agli atti e i silenzi della Pubblica Amministrazione”.
L’obiettivo era duplice: da un lato diffondere maggiore consapevolezza dello strumento della Difesa Civica come tutela concreta per i cittadini; dall’altro promuovere la cultura della legalità e la conoscenza degli strumenti normativi messi a disposizione dalla Regione Sardegna e dallo Stato.»

Qual è stato il riscontro da parte del territorio e degli enti locali sardi?

«La risposta è stata molto positiva. Hanno partecipato il Sindaco di Alghero, il Vice Sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale e le autorità accademiche dell’Università di Sassari. Una presenza istituzionale ampia che ha dimostrato l’interesse e la vicinanza al tema.»

Quali sono le problematiche più frequenti che affronta l’Ufficio del Difensore Civico in Sardegna?

«In Sardegna, Regione a Statuto speciale, i casi più ricorrenti riguardano la sanità e l’accesso agli atti. Spesso riceviamo segnalazioni su questioni legate alla viabilità pedonale per le persone con disabilità, o alla manutenzione delle passerelle per l’accesso alle spiagge da parte dei cittadini con mobilità ridotta.
La varietà dei casi è ampia e coinvolge l’intero spettro del rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione.»

Esistono buone pratiche sviluppate in Sardegna che possono essere utili ad altri Uffici regionali?

«Sì. Ad esempio, lo scorso inverno abbiamo organizzato con l’Ispettorato scolastico regionale una serie di incontri con gli studenti delle scuole primarie e secondarie sul tema della legalità. Stiamo inoltre lavorando a un nuovo progetto per accompagnare le scuole nella transizione verso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, riducendo difficoltà e disuguaglianze.
A settembre lanceremo, insieme alla Presidenza del Consiglio, un’iniziativa di respiro nazionale a cui auspichiamo aderiscano tutti i Difensori Civici italiani.»

Quanto è importante la sinergia tra i Difensori Civici regionali?

«Fondamentale. È uno spazio di confronto, scambio di buone pratiche e modelli. Inoltre, ci consente di affrontare tematiche di respiro nazionale e internazionale, come il tema della ricostruzione sociale ed umana in Ucraina. Sarebbe auspicabile un riconoscimento legislativo del Coordinamento nazionale, per rafforzarne ulteriormente il ruolo.»

Come valuta la relazione con gli altri attori istituzionali della Regione Sardegna?

«Dopo anni di assenza della figura (dal 2017), oggi posso dire che si è instaurata una relazione di rispetto e collaborazione con Consiglio, Giunta, enti locali e ASL. Tutto ciò nell’interesse del cittadino, vero destinatario della tutela del Difensore Civico.»

Quali risultati considera più significativi e quali le difficoltà maggiori?

«Ogni intervento è importante, perché risponde a un interesse meritevole di tutela. Una delle maggiori soddisfazioni deriva dal vedere la Pubblica Amministrazione accogliere le decisioni a favore del cittadino in tema di accesso agli atti, dimostrando capacità di rivedere criticamente le proprie posizioni.
Le difficoltà più grandi, invece, riguardano i casi complessi in ambito sanitario.»

Cosa l’ha colpita di più nel rapporto diretto con i cittadini?

«Per abitudine professionale ho sempre cercato il contatto diretto. Ricevere personalmente i cittadini, ascoltarli e aiutarli a superare problemi che sembravano insormontabili è un’esperienza entusiasmante.
Il rapporto umano è ciò che rende questa funzione davvero preziosa: i ringraziamenti e la gratitudine ricevuti testimoniano l’importanza di un’istituzione percepita come vicina e non distante.
Dal punto di vista personale e umano, considero questa esperienza straordinaria e arricchente

L’intervista a Marco Enrico conferma come la difesa civica nazionale sia un presidio essenziale di vicinanza, ascolto e tutela dei cittadini, capace di dialogare con le istituzioni e allo stesso tempo di raccogliere i bisogni reali delle comunità locali.